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Qui converti XLS in ODS gratis e senza account: trascina il file qui sopra e in un paio di secondi il risultato è pronto da scaricare. Il file viaggia cifrato fino al nostro server, viene convertito lì e viene cancellato appena il lavoro finisce.
Fino a 100 file alla volta. Formati diversi insieme non sono un problema.
Vengono convertiti uno dopo l’altro e scaricati insieme in uno ZIP.
XLS in ODS
XLS è il formato binario che Excel ha usato fino alla versione 2003, prima che arrivasse XLSX. Chi ha ancora file XLS in giro — un archivio aziendale vecchio, un modello ereditato da un collega, un export da un gestionale datato — e vuole passare a LibreOffice o OpenOffice trova qui la strada diretta verso il loro formato nativo, ODS.
Non serve avere Excel installato per fare questa conversione, e non serve nemmeno per aprire il risultato: ODS è lo standard OpenDocument, pensato per essere aperto da qualunque suite compatibile senza licenze da acquistare.
Questa conversione passa da un LibreOffice reale, headless, in esecuzione in un container dedicato: non è il motore JavaScript che gestisce le altre conversioni del sito, perché leggere e riscrivere correttamente un formato binario complesso come XLS richiede lo stesso programma che quel formato lo conosce da dentro.
È per questo che, a differenza della maggior parte delle conversioni offerte qui, questa passa dal server invece che restare interamente nel browser: nessun motore JavaScript sa aprire un XLS con la stessa fedeltà di LibreOffice.
Perché è LibreOffice ad aprire il file, questa conversione lavora sul documento intero: tutti i fogli, non solo il primo, con le formule mantenute come formule e non ridotte al loro ultimo valore calcolato.
È una differenza importante rispetto alla conversione di un XLSX verso CSV o JSON offerta altrove sul sito, che legge solo il primo foglio e solo i valori delle celle: qui la logica è opposta, perché l’obiettivo è un altro documento di foglio di calcolo completo, non una tabella di dati.
Il file viene scritto in una cartella temporanea creata apposta per quella singola richiesta, sotto un nome generico — mai il nome originale del file, che non tocca mai il disco del server. Quella cartella viene cancellata al termine dell’elaborazione, e questo accade anche se la conversione fallisce, non solo quando va a buon fine.
Il container che esegue LibreOffice non ha accesso a internet: non può inviare il contenuto del file da nessuna parte, nemmeno se qualcosa nel documento tentasse di farlo. Il risultato viene restituito con un’intestazione che dice esplicitamente ai browser e alle cache intermedie di non conservarne una copia.
La formattazione, gli stili di cella e l’impaginazione generale sopravvivono bene quando il documento usa i font più comuni — Arial, Times New Roman, Courier New, Calibri, Cambria — perché il container ha equivalenti metricamente compatibili installati apposta.
Un font meno diffuso o non incorporato nel file viene invece sostituito silenziosamente con l’alternativa più vicina disponibile, e questo può far scorrere diversamente il testo rispetto all’originale. Se la formattazione esatta conta, vale la pena controllare il risultato prima di considerarlo definitivo.
Il limite qui è 25 MB per file, non i 100 MB validi per le conversioni che restano nel browser — la differenza esiste perché ogni file server-side costa tempo di elaborazione ed è per questo tenuto più contenuto.
La maggior parte dei fogli XLS, anche con più cartelle e formule, sta comodamente sotto questa soglia: la si nota davvero solo con file che incorporano molte immagini o oggetti pesanti.
Ogni visitatore può fare fino a cento conversioni server-side al giorno, un limite che si azzera alla mezzanotte UTC e non conta le conversioni che restano nel browser, che sono illimitate. C’è anche un limite di raffica: non più di cinque richieste in sessanta secondi, per evitare che uno script automatizzato saturi la coda.
Per chi converte un file alla volta, come nella maggior parte dei casi, nessuno dei due limiti si nota mai.
Il processo che esegue la conversione viene interrotto se supera sessanta secondi, ma quel limite si applica a ogni fase separata dell’elaborazione, non all’intera richiesta dall’inizio alla fine. Per un singolo file XLS verso ODS questo raramente si avvicina al limite.
Se un file molto grande o molto complesso dovesse comunque richiedere più tempo di quanto concesso, il risultato è un errore leggibile che lo dice esplicitamente, non un file troncato o corrotto restituito come se fosse completo.
Un XLS molto vecchio, protetto da password o generato da un programma che non seguiva fedelmente lo standard binario di Excel può non essere leggibile da LibreOffice: in quel caso la conversione si ferma con un messaggio d’errore, non con un file ODS vuoto o parzialmente scritto.
Rimuovere la protezione da password nel programma originale prima di caricare il file, quando è possibile, è il modo più affidabile per evitare questo problema.
| XLS | ODS | |
|---|---|---|
| Nome completo | Cartella di lavoro di Excel 97-2003 | OpenDocument Spreadsheet |
| Estensione del file | .xls | .ods |
| Tipo di media | application/vnd.ms-excel | application/vnd.oasis.opendocument.spreadsheet |
| Prima pubblicazione | 1987 | 2005 |
| Pubblicato da | Microsoft | OASIS |
| Specifica | — | ISO/IEC 26300 |
| Licenza | Pubblicato, non standardizzato | Standard aperto |
| Situazione attuale | Vecchio, ancora letto ovunque | Attuale |
| Si apre nel browser | Nessun browser | Nessun browser |
| Valutato al suo posto | XLSX, CSV | XLSX, CSV |
XLS e ODS ammettono più pagine, quindi un documento di più pagine resta un unico file.
XLS risale al 1987 ed è largamente superato. ODS è ciò che scrivono i programmi attuali, quindi convertire serve anche a restare leggibili.
Microsoft Excel e LibreOffice Calc leggono sia XLS sia ODS, quindi puoi confrontare il risultato con l'originale senza un secondo programma.
ODS viene da OASIS e risale al 2005, descritto in ISO/IEC 26300. LibreOffice Calc, Microsoft Excel e Google Sheets lo leggono.
XLS è stato pubblicato nel 1987 e ODS nel 2005. Il più vecchio è in genere il file più sicuro da consegnare; il più recente fa lo stesso lavoro con meno byte.
Sì: questa conversione ha bisogno di un software che in un browser non può girare. Il file viaggia cifrato fino al nostro server, viene cancellato appena il lavoro finisce e il risultato dopo 60 minuti. Il lavoro lo fa LibreOffice, la suite per ufficio completa, senza interfaccia.
Sì, fino a 100 conversioni al giorno per file fino a 25 MB. Quell’unico limite esiste perché questa conversione gira su un server che paghiamo noi. Per il resto qui non c’è niente di limitato, e la filigrana non c’è in nessun caso. Il limite esiste perché LibreOffice ha bisogno di una nostra macchina per girare.
XLS e ODS descrivono il contenuto in modi radicalmente diversi. La conversione è quindi una ricostruzione e non una copia: fedele, ma non identica byte per byte. La formattazione sopravvive; macro, oggetti incorporati e cronologia delle revisioni di solito no.
No. La conversione gira dalla nostra parte e ti consegna un file ODS finito; per aprirlo ti serve il programma con cui il tuo dispositivo mostra di solito OpenDocument Spreadsheet.